Riprendo il post da un bellissimo blog che seguo: Dissapore

1. Quello che chiede scusa. Io ho smesso di contare quelli che entrando in enoteca come prima cosa si scusano: “mi spiace, io non ci capisco niente di vino e…” – ma che cavolo, e allora? Essere esperti di qualche cosa NON è obbligatorio. Ci stanno gli enotecari per questo, che diamine, entrate in enoteca belli spavaldi e semmai dite tranquilli: io di vino non ci capisco una cippa, signor enotecaro si guadagni la pagnotta. Altro che scusarsi. Io, per dire, di TV al plasma non so alcunché, ma quando ho fatto un leasing trentennale da Media World per l’ultimo acquisto mica mi sono scusato.

2. Quello che non si fida. Attenti a questo tipo: ascolta paziente lo spiegone dell’enotecaro, apparentemente annuisce, e alla fine della tiritera estrae il cellulare e chiama un amico/amica per un consulto: sarà vero quel che gli ha appena detto quel cialtrone di bottegaio? Quel Vermentino di Gallura è DAVVERO così buono? Oppure è meglio l’Amarone? Davanti a questa scena l’enotecaro strabuzza gli occhi e si lacera: ma chi c’è dall’altra parte del telefono? Luca Maroni? Stefano Caffarri? Chi è quello lì che EVIDENTEMENTE è molto più affidabile di me? Alla fine di quella giornata l’enotecaro torna a casa depresso e si strafoga di Nutella.

3. Quello della scatola col morto. Vuole una confezione regalo con tre bottiglie in una scatola da quattro: perché a casa ha una bottiglia di Amaro del Carabiniere, avanzo del Natale 2003, e pensa di aggiungerlo alla confezione. Impavido, lo rivela all’enotecaro, che potrebbe anche rifilare tre orrendi avanzi ossidati di magazzino. Ovviamente IO non faccio ’ste brutte cose, ma attenti, certi enotecari si rabbuiano facilmente.

4. Quello della scatola e basta. Entra in enoteca per comprare una scatola VUOTA, dal momento che il contenuto lo provvede lui. Notizia: quella roba potete comprarla in ogni cartoleria ben fornita, evitando con questo di farvi dileggiare dall’enotecaro inacidito. Esiste, poi, una rara variante, quello che entra in enoteca chiedendo IN REGALO una scatola vuota. La conversazione che consegue a tale evento, purtroppo, non è riferibile in società (fascia protetta e quelle robe lì).

5. Quello del vino in vacanza. Torna dalla vacanza e chiede quel certo Traminer Aromatico bevuto in baita, in Alto Adige, a Ferragosto. Era un vino FANTASTICO, lo rivuole assolutamente, è stato l’assaggio della sua vita. Cattive notizie: la degustazione è condizionata (anche) dallo stato d’animo di chi assaggia. Posso venderti un gran Traminer, stai certo – ma non posso ridarti quella baita, quella vacanza, quel giorno felice magari in compagnia di chi ami. Tutte quelle cose non le ho, anche se mi piacerebbe.