Visualizza Monte Thabor in una mappa di dimensioni maggiori
Il weekend del 31 luglio - 1 agosto ho organizzato una gita in montagna come regalo per il compleanno di Claudia. Sabato siamo partiti presto da Eataly e ci siamo incamminati verso Bardonecchia. Claudia non immaginava la destinazione ed è rimasta molto sorpresa quando ho imboccato l'autostrada. Il tragitto è stato breve e dopo poco più di un'ora siamo arrivati a campo Smith. Abbiamo fatto un piccolo giro per i dintorni dell'area attrezzata da dove partono le cabinovie che portano sulle piste e poi abbiamo iniziato il percorso avventura. Ci hanno imbracati e spiegato come fare a legare i moschettoni al filo di sicurezza, poi siamo partiti. Claudia da subito ha iniziato ad avere paura di cadere ma dopo i primi due ponti sospesi ha continuato. Aveva una faccia tesissima e andava molto piano ma è riuscita comunque ad andare avanti. Erano tutti ponti in bilico dove dovevi camminare mantenendo l'equilibrio. Difficile da spiegare a chi non ha mai fatto nulla del genere, anche per noi è stata la prima volta e non sapevamo cosa aspettarci. Quasi alla fine del percorso blu, quello di media difficoltà, Claudia si è bloccata e non riusciva a superare un ponte fatto da tutte altalene di tubi: dovevi mettere un piede e poi dondolare un poi prima di riuscire a passare alla corda successiva. E' rimasta bloccata quasi mezz'ora ma poi è passata. I problemi sono arrivati al ponte dopo, il più difficile del percorso blu. Aveva iniziato a farlo ma ha perso l'equilibrio ed è caduta quindi un ragazzo della sicurezza l'ha dovuta calare giù con la carrucola. Poi ha saltato un ponte ed è salita a quello successivo, dove c'era la scala. Io, invece, ho proseguito lungo il il percorso rosso e ho provato il brivido della liana, mentre lei piano piano ha fatto anche altri due ponti. L'ultimo, per Claudia, è stato massacrante: solo due cavi d'acciaio, uno alto per tenersi con le mani e l'altro dove camminare lungo circa duecento metri. L'ultima difficoltà è stata la carrucola, ma anche lì ha avuto un piccolo problemino e ha chiesto aiuto. Alla fine eravamo contenti e pronti a ripartire ma è comunque stato stancante. Abbiamo fatto un piccolo giro per il paese, super affollato e non caratteristico, e poi siamo andati al rifugio "Re Magi". Siamo arrivati alle 19:30 ma il titolare ci ha subito ripreso perché le altre persone erano già al dolce. Abbiamo posato in fretta le nostre cose nella camera, graziosa e tutta in lego con i letti a castello, e siamo scesi a cena. Menu fisso: antipasti misti, polenta con la salsiccia, formaggi, tiramisu e genepy. Dopo cena siamo andati al fiume a fare un giretto e poi ci siamo messi a vedere le stelle stesi sulle sdraio sorseggiando un altro genepy. Peccato che il titolare, molto simpatico, ci abbia chiesto di entrare perché doveva chiudere. Faceva anche freddo e non riuscivamo più a stare con le gambe scoperte. Siamo andati a letto e la mattina ci siamo svegliati prima delle sette. Una rapida colazione e ci siamo incamminati verso il monte Thabor. La prima tappa è stata al Lago Verde. Non riuscivamo a trovare il sentiero e stavamo per arrenderci ma poi abbiamo visto le indicazioni e ne è valsa davvero la pena. Il lago è davvero tutto verde a causa di un tipo di alga e pieno di alberi morti. I colori sono surreali, sembra quasi una scenografia del Signore degli Anelli. Ci siamo fermati un po' ad ammirare il posto e poi abbiamo proseguito. L'inizio del percorso non è stato particolarmente faticoso e in poco tempo ci siamo trovati alla Maison des Chamois. Intanto il paesaggio era spettacolare, con le creste rocciose, le cascate e i ghiacciai in lontananza. Sulle cime del Gran Serous si vedevano anche volare i falchi ma non sono riuscito a fotografarli. Il cielo era di un celeste così intenso da sembrare una cartolina contrastava con il verde dei prati fioriti. L'aria profumava di erbe alpine, che durante il percorso mi sono fermato a fotografare. La tappa successiva, dopo chilometri di salita non ripida, è stata vicino a un ponticello di legno sul fiume. Pensavamo di essere arrivati a metà strada anche perché erano già le 11.30, invece dovevamo ancora attraversare un lungo piano prima di arrivare al Col de Muandes quota 2800 circa. Arrivati lì la chiesetta ci sembrava vicina. Abbiamo iniziato ad arrampicarci lungo la parte più difficile del sentiero ma poi alla croce ci siamo fermati: io non avevo le scarpe adatte per proseguire e Claudia aveva paura della ripida discesa. Quindi abbiamo deciso di riposarci un po' vicino ai ghiacciai e poi di scendere e sostare davanti ad un laghetto blu. Lì ho visto alcune marmotte. Sono rimasto per un po' a guardarne una che faceva capolino dal terreno, poi è fuggita via nella tana. Il prato era pieno di buche scavate proprio dalle marmotte. La discesa è stata lunghissima e faticosa, soprattutto per Claudia. Il tratto per arrivare al ponticello sembrava infinito. Prima di arrivare al rifugio abbiamo fatto solo una piccola pausa in riva al fiume e poi, quando eravamo quasi arrivati, ci siamo trovati davanti una mandria di mucche che bloccavano il passaggio. Erano grandissime ed è stato divertente passare e sentire il rumore dei loro campanacci. Ultima tappa della nostra vacanza è stato l'alpeggio dove abbiamo comprato degli ottimi formaggi fatti con il latte delle mucche che abbiamo visto pascolare.